Tagliatelle allo zafferano risottate, con calamari e asparagi selvatici

tagliatelle allo zafferano 1

Un primo piatto semplice e gustoso  a base di asparagi, calamari e pasta fresca colorata con il nostro zafferano!

Ingredienti per 3 persone:

  • 1/2 kg. di calamari puliti e tagliati a striscioline,
  • 200 gr. di asparagi selvatici,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • un pezzettino di peperoncino,
  • olio di oliva evo,
  • pasta all’uovo fatta con 3 uova,
  • 300 gr. di farina di grano duro,
  • una bustina di zafferano.

Procedimento: pulire i calamari, lavarli per bene sotto l’acqua corrente e tagliarli a striscioline.
Preparazione della pasta all’uovo: sulla spianatoia fare la fontana con la farina sgusciarci le 3 uova e 1 bustina di zafferano, un pizzico di sale. Impastare tutto e far riposare una mezz’ora. Con il mattarello tirare la pasta  e tagliare a coltello le tagliatelle. Queste che vedete sono state fatte da mia figlia.

tagliatelle allo zafferano 3

Per il condimento: in un capace tegame che possa accogliere anche la pasta mettere lo spicchio d’aglio, peperoncino e l’olio a scaldare, unire i calamari e far soffriggere dolcemente per una decina di minuti. Nel frattempo in un altro padellino mettere gli asparagi puliti e tagliati a cuocere con olio, aglio e  un mezzo bicchiere di acqua e sale. Far bollire l’acqua per la pasta e cuocerla per pochi minuti, fin quando non riprende il bollore. A questo punto trasferire tutto nel tegame con i calamari, dove ho messo anche gli asparagi e con l’acqua di cottura della pasta che poco alla volta aggiungo, procedere fino alla cottura della pasta. Quando la pasta è pronta aggiungere solo un filo d’olio a crudo e… in tavola!

tagliatelle allo zafferano 2

La storia dell’Abruzzo è strettamente correlata con la coltivazione dello zafferano. Nel XIII secolo, quando la città dell’Aquila fu fondata su editto di Federico II, già diverse fonti storiche descrivono la coltivazione e il commercio della preziosa spezia. Dalla zona dell’Altopiano di Navelli, la coltivazione si estese per tutte le zone interne d’Abruzzo realizzando un florido commercio. In breve tempo l’Aquila fu in grado di organizzare commerci con le città più importanti: Milano e Venezia, nonché con le città estere: Francoforte, Marsiglia, Vienna, Norimberga ed Augusta. Il Re Roberto D’Angiò (1317) abolì le tasse sullo zafferano per favorirne il commercio. Jobst Findenken di Norimberga veniva di persona all’Aquila per comperare lo zafferano e poi strada facendo lo sofisticava con altri tipi di zafferano. Fu scoperto e il 27 luglio 1444 venne bruciato vivo con il prodotto che portava. Raggiunto il massimo di produzione nei primi anni del novecento, la coltivazione dello zafferano ha subito un costante declino, ma, forte di una antica tradizione mai persa, è continuata grazie alla tenacia di alcuni agricoltori, tra cui va ricordato Silvio Sarra di Civitaretenga. Negli ultimi anni, grazie alla crescente attenzione verso le colture tradizionali, si assiste ad una ripresa della coltivazione, che tuttora avviene nella maniera tradizionale. Nel 2005 questa tenacia è stata ricompensata dall’Unione Europea con il riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta “Zafferano dell’Aquila”. Il disciplinare ricalca le antiche tradizioni: la rotazione annuale della coltura, il divieto di concimazioni e trattamenti chimici, l’essiccazione degli stimmi su brace di nocciolo o roverella. Le analisi chimico-fisiche devono riscontrare livelli molto alti di safranale e picocrocina. Lo Zafferano dell’Aquila si rivela delicatamente al gusto e all’olfatto, con profumi armonici e particolarmente equilibrati, mai aggressivo. L’area di produzione della DOP comprende, in Provincia dell’Aquila, i territori dei comuni di Barisciano, Caporciano, Fagnano Alto, Fontecchio, L’Aquila, Molina Aterno, Navelli, Poggio Picenze, Prata d’Ansidonia, San Demetrio nei Vestini, S. Pio delle Camere, Tione degli Abruzzi, Villa S.Angelo. Altre interessanti esperienze di coltivazione, con risultati di qualità eccellente, sono in corso nella Marsica, in Val di Sangro e in altre aree pedemontane d’Abruzzo, dove lo zafferano viene riscoperto come una valida alternativa all’abbandono di terreni altrimenti marginali.

(fonte: Associazione Zafferano Italiano)

Un commento

  1. Fabrizio Fabrizio ha detto:

    Davvero invitanti 😀

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