Ciambelle biscottate di S. Biagio con la farina di Solina

La ricetta di queste ciambelline è sempre la stessa: tittina.capestranodascoprire.it/ciambelle-di-san-biagio/

Che faccio da sempre, solo questa volta ho cambiato farina, ho usato una farina semi integrale di Solina della mia zona. Devo dire che avevo un po di timore per la riuscita della ricetta, invece sono piaciute molto.

  • 6 uova
  • 600 gr di zucchero ( io ne ho messo solo 400 gr)
  • 2 bicchieri di olio ( olio di semi di girasole)
  • 1 bicchiere di latte
  • 2 bustine di lievito per dolci
  • 30 gr di ammonio bicarbonato
  • 2 limoni grattugiati
  • 1 bicchiere di liquore all’anice
  • 1 cucchiaino di essenza di vanillina
  • farina di solina 1  un kg e 200 gr

Sbattere bene con una frusta le uova intere con lo zucchero, aggiungere man mano l’olio, il liquore, la vanillina, il limone e un po alla volta la farina. Intanto far intiepidire il latte e aggiungerci i lieviti e inserirli nell’impasto. Quando comincia a essere abbastanza consistente lavorare con un mestolo di legno e inserire la farina fin quando non diventa abbastanza lavorabile. Io per formare le ciambelline mi aiuto ungendomi le mani con dell’olio. Appena pronte le cuocio a forno caldo a 180° per una ventina di minuti.

Dal web ho trovato queste notizie sulla storia di S. Biagio e le sue ciambelle: www.abruzzo24ore.tv/news/San-Biagio-il-Santo-armeno-venerato-in-Abruzzo/133798.htm

San Biagio, la cui ricorrenza cade il 3 febbraio, viene venerato in moltissime città e località italiane, delle quali, di molte, è anche il santo patrono. Viene festeggiato anche in tanti centri della nostra regione, in cui il culto del santo armeno dal significato taumaturgico e socio-identitario, viene rivissuto profondamente.

LA VITA
Poco si conosce della vita di San Biagio. Notizie biografiche sul Santo si possono riscontrare nell’agiografia di Camillo Tutini, che raccolse numerose testimonianze tramandate oralmente. Si sa che fu medico e vescovo di Sebaste in Armenia e che il suo martirio è avvenuto durante le persecuzioni dei cristiani, intorno al 316, nel corso dei contrasti tra gli imperatori Costantino (Occidente) e Licino (Oriente).
Catturato dai Romani fu picchiato e scorticato vivo con dei pettini di ferro, quelli che venivano usati per cardare la lana, ed infine decapitato per aver rifiutato di abiurare la propria fede in Cristo. Il Santo è conosciuto e venerato tanto in Occidente, quanto in Oriente e il suo culto è molto diffuso sia nella Chiesa Cattolica che in quella Ortodossa.

Nella sua città natale, dove svolse il suo ministero vescovile, si narra che operò numerosi miracoli, tra gli altri si ricorda quello per cui è conosciuto, ossia, la guarigione, avvenuta durante il periodo della sua prigionia, di un ragazzo da una lisca di pesce conficcata nella trachea. Tutt’oggi, infatti, il Santo lo si invoca per i “mali alla gola”. San Biagio fa parte dei quattordici cosiddetti santi ausiliatori, ossia, quei santi invocati per la guarigione di mali particolari. Le reliquie di San Biagio sono custodite nella Basilica di Maratea, città di cui è santo protettore: vi arrivarono nel 723 all’interno di un’urna marmorea con un carico che da Sebaste doveva giungere a Roma, viaggio poi interrotto a Maratea, unica città della Basilicata che si affaccia sul Mar Tirreno, a causa di una bufera.

Lu sande cannarate. La festa di San Biagio in Abruzzo
“Per San Biagio, il Mitrato, il freddo è andato”, è un antico proverbio diffuso particolarmente nelle zone rurali e delle montagne abruzzesi che si recita in occasione della festa del Santo come auspicio del passaggio dall’inverno alla primavera. Il culto per San Biagio è tra i più diffusi d’Abruzzo, chiese, santuari, cappelle, altari in suo onore si trovano in molti luoghi della regione. Tanti sono i riti devozionali in gran parte legati ad episodi della sua vita. I rituali più diffusi nel giorno della festa sono l’imposizione sulla gola di due candele incrociate e legate con un nastro rosso intorno al collo del fedele (anticamente si usava olio benedetto) e la distribuzione e il consumo delle ciambelle taralli e pani benedetti. San Biagio è il protettore degli agricoltori dei suonatori di strumenti a fiato degli avvocati e dei cardatori della lana in riferimento al suo martirio, fu torturato con pettini di ferro.

Fontecchio si festeggia da secoli il Patrono San Biagio. Un tempo la ricorrenza richiamava per due giorni numerosi pellegrini delle zone limitrofe anche per lo svolgersi di una grande fiera come momento di scambio di merci e vendita di prodotti agricoli e di tanto bestiame. Attualmente nella mattinata del 3 febbraio si celebra la Messa Solenne nella chiesa Parrocchiale di Santa Maria della Pace con canti della Schola Cantorum, al termine si ripete il rito dell’unzione della gola agli abitanti del paese e ai pellegrini giunti dalle vicinanze. Il rito si effettua con la candela intinta nell’olio benedetto, seguito dal bacio della reliquia e dalla distribuzione delle ciambelle benedette che, realizzate nelle case di Fontecchio, vengono donate a tutti.

Lecce nei Marsi, in località Vallemora, dove è ubicata una chiesetta dedicata al Santo, viene acceso un grande falò, vengono benedette le “sciambelle” di San Biagio e vige anche l’uso di benedire bottigliette di olio da distribuire ai fedeli che le portano nelle case e le custodiscono gelosamente, attribuendo all’olio virtù taumaturgiche. A Penne nella Chiesa di San Domenico è invece custodito il cranio del santo che Carlo II d’Angiò donò alla comunità. Nel duomo di San Flaviano a Giulianova, è conservato il braccio di san Biagio in un raffinato reliquiario in argento dalla foggia di braccio con mano benedicente e recante una palma, datato 1394 e firmato da Bartolomeo di sir Paolo da Teramo.

TARALLI DI SAN BIAGIO

Particolare devozione si pone nella benedizione dei caratteristici Taralli di San Biagio, impastati seguendo le antiche ricette e sacralizzati durante la Messa solenne in occasione della festività del 3 febbraio. Si preparano in gran quantità in alcuni paesi abruzzesi, si mangiano poi il giorno stesso e quelli a venire, li si regalano agli amici e parenti e vengono consumati da adulti e bambini perché si ritiene proteggano da tutte le infermità legate alla gola: in passato erano consumati per prevenire una malattia abbastanza diffusa nelle zone interne della nostra Regione, il gozzo.

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